Il Pride del 2009 è per noi l’occasione di sottolineare la piena cittadinanza delle persone lgbtqi (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali) italiane. La nostra presenza sociale è oggi considerata dalla gran parte della società italiana un fatto positivo e che arricchisce i differenti vissuti e i diversi punti di vista.
Nel 2009 vogliamo aggiungere alle nostre specifiche e legittime aspirazioni un messaggio politico di aggregazione di tutte le forze sociali e culturali italiane affinché dalla crisi economica, dall’assenza di diritti civili, dalla incertezza del lavoro sia possibile uscire costruendo una nuova idea di società plurale e solidale.
Per tutte queste ragioni, il 27 giugno, vigilia del quarantennale del movimento mondiale, il Genova Pride 2009, sarà la manifestazione nazionale dei diritti, delle libertà, della solidarietà, del lavoro e della sua sicurezza, un’iniziativa aperta, di dialogo tra differenti culture, orientamenti sessuali, identità di genere, provenienze etniche, politiche e religiose. In particolare siamo impegnati per la tutela e l’aiuto nei confronti delle persone lgbtqi appartenenti ad etnie e religioni provenienti da Paesi ove sono perseguitate.
E’ per noi essenziale ribadire la difesa della Costituzione e della laicità dello Stato, insieme alla difesa e promozione della vita e dignità delle persone e delle famiglie lgbtqi in particolare contrastando l’ondata di omofobia, lesbofobia, transfobia che si è abbattuta negli ultimi anni nel nostro Paese.
Un laboratorio per sperimentare nuovi percorsi anche dentro il movimento lgbtqi, che deve saper interpretare l’impetuoso cambiamento economico e sociale determinato dalla crisi.
PIATTAFORMA RIVENDICATIVA
Obiettivi del Pride:
1) Un Pride per gli interessi legittimi delle lesbiche, dei gay, delle persone bisessuali, transgender, queer, intersessuate, al di là delle posizioni che possono separare le singole Associazioni.
2) Un Pride che, dopo il fallimento delle politiche ideologiche, si ponga innanzitutto come rivendicazione delle istanze, delle aspettative, dei bisogni delle persone LGBTQI.
3) Un Pride per dare centralità al lavoro delle Associazioni per contrastare le discriminazioni, tutelare i diritti acquisiti e promuovere quelli non ancora riconosciuti, aperto a tutte le persone, senza preconcetti ideologici.
4) Un Pride democratico nell’elaborazione del documento politico, da costruire insieme nel movimento LGBTQI.
5) Un Pride che non sia solo figlio di riunioni di vertici associativi, ma sia aperto nello sviluppare i suoi temi e nella costruzione del programma, che coinvolga la città, le Associazioni LGBTQI e le singole persone anche attraverso un sito/blog/forum dove chiunque possa partecipare e dare un contributo al dibattito.
Partiamo dalle rivendicazioni già condivise che sono presenti nella piattaforma unitaria del gennaio 2007 e nei documenti politici dei Pride nazionali, da Torino a Roma a Bologna, così come dei tanti Pride locali:
- la salvaguardia della laicità dello Stato;
- la difesa del principio di autodeterminazione;
- una legge che estenda il matrimonio civile anche alle coppie dello stesso sesso o crei un istituto equivalente con tutti gli stessi diritti;
- la creazione di istituti differenti e distinti dal matrimonio che prevedano il riconoscimento giuridico pubblico delle unioni civili, nel rispetto delle differenti modalità di legami sentimentali, e in linea con ciò che è avvenuto in Europa;
- una legge che regoli la responsabilità genitoriale dei partner di fatto, anche dello stesso sesso, nell’interesse delle migliaia di figli di lesbiche e gay presenti nel paese;
- l’approvazione di una legge contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, che rimuova gli ostacoli di natura sociale e normativa che limitano l’effettiva uguaglianza delle persone omosessuali e transgender e recepisca in modo pieno e sostanziale le Direttive Europee 207 del 1976 e 78 del 2000;
- l’estensione della legge Mancino all’orientamento sessuale e all’identità di genere;
- l’applicazione della direttiva europea 207 del 1976 sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne e anche alle persone che transizionano da un genere all’altro, secondo la sentenza della Suprema Corte Europea del 30 aprile 1996;
- la piena attuazione della Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro;
- il recepimento della direttiva europea 38 del 2000 sulla libertà di movimento delle cittadine e dei cittadini europei in modo rispettoso dei diritti delle coppie di fatto o registrate anche dello stesso sesso;
- una migliore applicazione della direttiva europea 85 del 2005 sullo status di rifugiato anche a gay, lesbiche, bisessuali e transgender perseguitati non solo dallo stato nei loro paesi;
- la garanzia del diritto alla salute delle persone lgbt realizzata anche ponendo fine alle discriminazioni in ambito sanitario, riattivando le campagne ministeriali di informazione sulla prevenzione e garantendo i diritti delle persone sieropositive;
- la modifica della legge 40 per consentire l'accesso alla procreazione medicalmente assistita alla singola maggiorenne;
- la revisione della legge 164 del 1982 sul cambiamento di sesso o l’introduzione di nuove norme, per consentire il cambio anagrafico di nome proprio e identificativo di genere senza l’obbligo di interventi chirurgici;
- la gratuità delle terapie necessarie alla transizione di genere e che si affronti il tema dell’intersessualismo;
- la pianificazione di azioni positive contro il pregiudizio omofobico e transfobico e le discriminazioni: interventi nelle scuole, campagne di sensibilizzazione, buone pratiche;
- l’assunzione dell’Italia di un ruolo propositivo per il rispetto dei diritti umani nel mondo, per la pace, per l’abolizione della pena di morte, per la dignità di tutti i popoli, per la tutela di tutte le diversità, per la depenalizzazione del reato di omosessualità e transessualità presente nella legislazione di decine di Paesi.
Ci piacerebbe però che vi fosse un confronto ampio e un dibattito anche su alcuni ulteriori punti per continuare a sviluppare e approfondire la nostra comune piattaforma, quali ad esempio (ma altri speriamo che emergano dal dibattito):
- norme che diano accesso al SSN per tutte le cure necessarie alla transizione di genere;
- una legge che impedisca le assegnazioni di sesso arbitrarie, eseguite nei primi mesi di vita, sulle persone nate intersessuate;
- una legge che preveda un risarcimento alle persone trans vissute prima del 1982 e che hanno dovuto subire carcere e confino per il semplice fatto di “essere”, in violazione delle norme più elementari della Dichiarazione Universale per i Diritti Umani;
- una battaglia civile appassionata contro l’omolesbotransfobia e le mentalità maschiliste/patriarcali, sessiste, eterosessiste, genderiste;
- la possibilità di utilizzare le tecniche di fecondazione assistita anche per le coppie dello stesso sesso in quanto coppie;
- il sostegno alla proposta di una nuova direttiva europea contro le discriminazioni in tutti i settori della fornitura di beni e servizi (salute, scuola, casa, ecc.);
- serie politiche a favore delle persone sieropositive.